martedì 3 settembre 2013

Il nuovo inizio di Settembre

Sono stata un po' senza scrivere. Ma ero stanca, e avevo voglia di staccare da tutto.
Mi sono anche chiesta se il blog, la vita virtuale, mi portasse via tempo dalla vita reale.
Nel frattempo c'è stata una bellissima vacanza, in Sardegna, con la mia piccola, nuova e dolce famiglia.
Ora è arrivato settembre, e con lui tante nuove idee e nuovi progetti. E i classici buoni propositi che chissà che vengano meno classicamente rispettati.
Settembre è un nuovo inizio, un nuovo anno.
Chissà una nuova vita, all'insegna dell'ottimismo, e che finalmente voglio riprendere in mano, dopo un anno in cui mi sono sentita un po' in balia degli eventi, di una città nuova e a volte un po' ostile, per quanto è grande, dispersiva e caotica.

Ma eccomi qui, di nuovo, carica per tutto quello che ho voglia di fare!

mercoledì 17 luglio 2013

Pensa che ti ripensa.

A volte penso che penso troppo.
Lo penso quando penso in modo ottimista.
Penso che se non passassi tutto il tempo pensando a come risolvere i problemi della vita, magari ce ne sarebbero molti meno, di problemi.

Penso che l'educazione di mio figlio verrà da se, in base al bambino che sarà, a dove vivremo, a cosa saremo. Inutile pensarci troppo adesso, creandomi paranoie e pensieri inutili.
Penso che non dovrei pensare a come risolvere i problemi di coppia. Meglio pensare a viversi la coppia, e i problemi scomparirebbero. Perchè alla base c'è l'amore, che aspetta sempre di uscire tra un pensiero e un altro.
Penso che è inutile rovinarsi il presente pensando a come sarà il futuro, a come lo vivrò, a come lo vivremo. Dovrei vivermi il presente senza pensarci troppo.

Penso che se avessi meno tempo libero per pensare, penserei meno e agirei di più.
Invece spreco il tempo pensando, anzichè vivermelo.

Pensa che ti ripensa, si è svegliato mio figlio. E sto continuando a pensare.
Che pensare troppo fa male, si sa. A volte mi sembra così facile decidere di smettere di farlo. A volte invece proprio non riesco a fermare i pensieri che vagano da soli.

Ma oggi penso che per oggi smetterò di pensare. La vita va vissuta, non solo pensata.


mercoledì 10 luglio 2013

Lacrima facile

Quando ero incinta piangevo per tutto.

Qualsiasi comportamto umano o animale che potesse minimamente colpire la mia sensibilità, mi faceva piangere. Per non dire di qualsiasi scena o immagine che riguardasse maternità, gravidanze, bambini.
E le pubblicità, parliamone. Penso che nessun pubblicitario ambisse ai risultati raggiunti con me durante quei 9 mesi.
La pubblicità del Mc Donald's, in cui lei si accarezzava la pancia aspettando che lui le portasse il vassoio chimico, mi faceva piangere. Che poi mi chiedo quale donna incinta abbia coraggio di mangiare Mc Donald's.
La pubblicità di Calzedonia, quella che "speriamo che sia femmina", che non trasmettono neanche più, la cercavo su you tube, e piangevo. Poi ho scoperto che era maschio, e ho smesso. Di cercarla, non di piangere.

La cosa preoccupante è che questa sindrome del pianto immediato non mi è ancora passata.

Giusto ieri sono stata alla clinica vicino casa a farmi degli esami. C'era una coppia, lei super incinta, aspettavano un maschietto e, come succedeva a me quando ero al loro posto, erano tutti presi dal guardare il mio Bubi.
Oggi sono stata nella stessa clinica a ritirare gli esami. È passato lui con un pacchettino in mano, era nato il bimbo. E come una scema, lacrime agli occhi subito. Ma è possibile?! Li avevo visti ieri per la prima volta!

Meglio che non dica che appena ho potuto, ho iniziato a fare al neo papà domande su come fosse andato il parto, ma ha fatto naturale? ah cesareo, pure io, e come l'avete chiamato? Ah bello, tanti auguri di nuovo, saluta anche lei mi raccomando eh! Neanche le signore che incontro al supermercato, quelle del "ma dorme la notte-allatti tu-bravacomplimentiauguri" son così moleste.

Sarà una dose di ormoni ancora in circolazione? O sarà che una volta entrate nel tunnel non se ne esce più? O sarà che sti romani, come dice Lui, "so' de core", e mi stanno contagiando?! 

Mah, però è bello così dai.

Questa magari me la tengo per la prossima volta!




mercoledì 3 luglio 2013

"La vita è una valigia"


                     




Siamo stati qualche giorno a casa dei nonni. A casa dei miei. A casa mia.

Proprio non ce la faccio a chiamarla "casa dei miei". 
Ci sono state diverse partenze, dalle quali ogni volta sapevo che sarei tornata. 
C'è stata La partenza, dalla quale siamo tornati in due, anzi in tre. Per poi partire di nuovo, alla ricerca di una casa che fosse "nostra", definitiva, per quanto poco ci piaccia la finta certezza di questo aggettivo.
Ma nonostante tutto, quella li, la "casa dei miei", rimarrà per sempre "casa mia". 
Il luogo dove mi ritrovo ogni volta, di cui mi sento parte e che sento parte di me, dove sono amata e amo, dove ogni oggetto ha una storia, un ricordo, un'immagine. Un sapore di infanzia, una scintilla d'adolescenza, la voglia di andarmene, la sicurezza nel tornare.

Ogni volta ritrovo me bambina, che corro in giardino tra coccole e amore. Sento i primi tacchi alti che corrono giù dalle scale. Rivedo i libri sul tavolo prima di un esame.
Ed è tutto malinconicamente bello.

E mi piace tornarci ora, con mio figlio e il mio ragazzo, che proprio non ci piace chiamarci "compagni".
Mi piace guardarmi da fuori, in quelle stanze con loro due, sotto gli sguardi dei miei genitori leggermente invecchiati, teneri come solo gli sguardi dei nonni sanno essere. E stupirmi ogni volta del fatto che stia accadendo veramente. Emozionarmi perchè davvero è potuto succedere.

Sono stati quattro giorni di questo. 
Di famiglia, finalmente estesa e rumorosa come io, figlia unica, avrei sempre voluto.
Di chiacchiere con l'amica di sempre, con cui prima passavo le ore ad analizzare gli attimi, mentre ora abbiamo solo attimi per raccontarci le ore, i mesi, le nostre vite.
Di cene con l'altra amica di sempre, questa volta in sette, questa volta con i nostri cinque uomini totali, compreso l'ultimo arrivato, il suo secondo bimbo conosciuto per la prima volta.
Di calma e lentezza, questa volta concise in pochi giorni, tanto da diventare frenesia. La mia amata frenesia. Che senza non ci so stare.

E mi fa sempre bene tornare. Fare il pieno di tutto e di tutti, mescolare le carte, il presente col passato, renderli una cosa sola. Rendermi conto che è ancora tutto li, che posso stare tranquilla, che non si tratta di una vita passata, di un'altra me. Non c'è una vita di prima e una vita di adesso. E' tutto semplicemente parte integrante della mia vita, di quello che sono, sono semplicemente io. E tutto ciò mi segue, mi completa, mi da forza. Mi segue in ogni percorso, ricordandomi quella che sono. Unendosi al nuovo.


E ora capisco quella frase letta anni fa, "La vita è una valigia".
E' un bagaglio che cresce, si evolve, si arricchisce. Ogni tanto qualcosa è bene lasciarlo fuori, ma ciò a cui tengo, viene tutto via con me.
Ed è meraviglioso.


                   


                   

martedì 25 giugno 2013

Felicità: sconosciute istruzioni per l'uso

E mi sono comprata una camicia, perché nel mio armadio proprio non ce ne sono, di camicie.
Mi sono pure messa le scarpe pseudo serie, quelle che non metto mai perché sono scomode. 
Il tutto per un colloquio. Il primo, dopo più di un anno. Dopo il rientro in Italia, dopo l'aver temuto che la maternità avrebbe cancellato le mie ambizioni lavorative. Il primo sentendomi diversa dentro, affrontato sentendomi mamma. Sentendo di aver comunque un capo a cui rispondere, su cui basare i miei impegni. Un capo non più lungo di 60 cm. Sentendomi più sicura, perché una mamma deve essere più sicura, dimostrare a se stessa di esserlo, anche se poi dentro ha mille dubbi.

Avevo perfino studiato, per questo colloquio. In terrazza, mangiando l'anguria. Come quando preparavo gli esami all'università.

Ed è andato pure bene, a quanto pare. A settembre comincio. A settembre avrò un lavoro.
Certo, sarà per un breve periodo, ma sarà un lavoro nel mio campo, non un ripiego. E sarà pure di poche ore a settimana, che non mi dispiace affatto, essendo mio figlio ancora piccolo, e non avendo voglia di separarmi da lui per tutto il giorno.

Mentre io colloquiavo (?!), i miei due uomini sono stati a farsi un giro per negozi. Non mi hanno preso nessun regalino (tze'), ma erano li fuori ad aspettarmi, a fare il tifo per me.
E non c'è stato niente di più bello, una volta uscita, che raggiungerli e dar loro la bella notizia. Abbracciare il mio bambino, il suo profumo di latte, il suo sapore, la sua tenerezza, la sua innocenza.

E non aver voglia di andare a cena fuori, come avevamo pensato, ma correre a casa, e preparare la pizza.
Mangiarla mentre il nostro cucciolo dormiva già, con la lucetta accesa, e il suo cuscino stretto tra le manine, come ha imparato a fare mentre dorme.
Preparare un caffè shakerato, che è finito con un "ma perché ar nord ve la tirate anche pe' un caffè che se lo allungavi con l'acqua e lo bevevi dopo 5 minuti faceva schifo uguale?!" (Cit.)... Ma va bene così!

E poi le chiacchiere sul divano, e la piacevole riscoperta di avere accanto un compagno che mi sa capire, che piano piano impara a starmi accanto lasciandomi libera, rispettando le mie esigenze, la mia strada, percorrendola con me senza scavalcarla.
Perché è così che mi ha conquistata.
Perché non sono facile, lo so, ma lui ha trovato fin da subito il mio libretto di istruzioni.

E realizzare così che sono f....che sono fel...felic...mi fa paura ammetterlo.
Mi ha sempre fatto paura la felicità, ho paura di perderla nel momento in cui la riconosco. Paradossalmente, sono più ottimista quando le cose vanno male, perché penso che a quel punto possano solo migliorare. 
Mia madre mi ha sempre rimproverato di non sapermi godere quello che ho, di crearmi paranoie inutili per rovinarmi i bei momenti, le belle cose che raggiungo e che la vita mi regala. Mi sa che ha ragione. Togliamo pure il mi sa.

Forse sarà la paura, non lo so. Di sicuro, da quando sono mamma, le paranoie sono aumentate, forse perché proporzionali alla felicità. E alla conseguente paura di rovinarla.

Ma mi sono detta che basta, che senso ha essere felici se non ci si prende la libertà di goderselo?!
In fin dei conti, la felicità è contagiosa, e può solo attirarne dell'altra, se mai sia possibile aggiungerne.

E quindi ok, lo ammetto...sono felic...quella cosa li!

sabato 15 giugno 2013

Un anno fa

Un anno fa era venerdì.
Un anno fa era periodo di festeggiamenti, di saluti agli amici di Shanghai che chissà quando avrei rivisto.
Nella casella di posta un biglietto per New York, per raggiungere Lui che era stato trasferito per lavoro.
Nella mia testa, l'eccitazione per il nuovo e l'ignoto, per l'ennesima nuova esperienza. Per il mio solito fare tabula rasa e ricominciare da capo. Con me stessa come priorità.

Un anno fa ero in ufficio, e quel mal di pancia non mi convinceva. Mi incuriosiva e mi elettrizzava.
"Chissà se...ma no dai non può essere...però se fosse...che figo...aiuto...che figo...".

Chissà perchè, anzichè andare a casa, quel giorno ho chiamato la clinica convenzionata con l'assicurazione da expat.

Un anno fa, sola in una clinica di Shanghai, leggevo "positive", accorgendomi solo dopo che ad inizio riga compariva "pregnancy test".

E piangevo, ridevo, piangevo, ridevo...allora era vero, era figo, ma faceva anche paura.
E la scheda cinese non mi faceva chiamare all'estero.
E allora Whatsappavo al papà: "sono incinta". E lui quasi sveniva. E poi gli rubavano la bici.

E di colpo il nuovo e l'ignoto assumevano tutt'altra forma.
Non più quella della grande mela, ma la forma di quel piccolo fagiolino che tutto ad un tratto si era materializzato dentro di me.

Ed ecco che di colpo la priorità non era più me stessa.
Era trattarti bene, nutrirti, non prendere le buche in bici, non sollevare gli scatoloni del trasloco.
Era anticipare il biglietto aereo, cambiare destinazione, portarti dove potevamo stare tranquilli.
Era calmarmi, smetterla di ricercare qualcosa altrove, era fermarmi.

E un anno dopo, tu stai dormendo nel tuo lettino. Con le manine blocchi il ciuccio che stava per cadere.
E penso a quanta strada è stata fatta in un solo anno. Che per una volta non è fatta di Km, ma di emozioni, di crescita, di evoluzione.
E mi stupisco di come sia riuscita a costruire, anzichè fare tabula rasa.

E penso a quando ti racconterò questa storia. E forse mi commuoverò anche quella volta.



martedì 11 giugno 2013

Week end fuori porta: Sperlonga.

Quando abitavamo in Cina, essendoci più periodi di vacanza ripartiti durante l'anno, ci siamo fatti un bel po' di viaggi che magari un giorno racconterò.

Ora che è più difficile organizzare lunghi spostamenti, appena possiamo scappiamo per dei week end fuori porta. Stiamo così riscoprendo le meraviglie che l'Italia ci offre, e che molto spesso ignoriamo, nella continua ricerca di voli low cost verso destinazioni oltre confine.

Questa settimana, visto il sole che finalmente sembrava fare capolino, abbiamo deciso di andarcene al mare, con la scusa di far respirare "aria buona" al piccoletto.

E così siamo andati a Sperlonga, piccolo borgo medievale a due passi dal mare, situato a metà strada tra Roma e Napoli.

Da un anno a questa parte, la veneta polentona che è in me, abituata da sempre alle estati sul litorale Adriatico, è stata iniziata alle vacanze sul mar Tirreno. E devo dire che la cosa mi piace parecchio.
Le coste sono fantastiche, le spiagge molto carine e solitamente il paesaggio è completato da piccoli borghi arroccati sulle montagne che guardano il mare.

Sperlonga è esattamente questo.



Purtroppo la prima giornata di mare è stata rovinata dal tempo, e quindi abbiamo approfittato per visitare il centro storico. E qui la sorpresa.
Un borgo carinissimo, fatto di vicoli, scalinate nascoste, scorci stupendi.
Essendo un po' complicato affrontare i continui sali scendi con passeggino al seguito, ho lasciato padre e figlio ad un aperitivo tra uomini e mi sono avventurata in quel piccolo labirinto, scattando un sacco di foto.

                               

                                   



Il giorno dopo, il sole e il mare azzurro hanno completato l'opera, regalandoci una giornata fantastica.
Relax, cibo buono, e tante coccole.